Recensione: La Promessa dell’Assassino

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Regia: David Cronenberg

Interpreti: Viggo Mortensen, Naomi Watts, Vincent Cassel

Sceneggiatura: Steve Knight

Distribuzione: Eagle Pictures

Produzione: Focus Features

Durata: 100 min, Colori

Una ragazza russa quattordicenne muore dando alla luce un bambino su un lettino dell’Ospedale Wittington di Londra; Anna (Naomi Watts), un’infermiera che la assiste durante il parto, trova il diario della giovane e cerca di farselo tradurre dal gestore di un ristorante (Armin Mueller-Stahl) nel tentativo di trovare i parenti cui dare in affidamento il neonato. Scoprirà una vicenda di stupro, violenza e sfruttamento dietro il quale si cela la temibile mafia russa Vory V Zakone e i suoi membri più pericolosi, come il rampollo del boss Kirill (Vincent Cassel) e il suo freddo “scagnozzo” Nikolai (Viggo Mortensen).

 

Egregio Sig. David Cronenberg,

Se devo essere sincero, non sono entrato in sala con aspettative alte; il suo precedente film, A History of Violence, mi era piaciuto con riserve. Confesso di avergli concesso una sola visione, e lo considero uno di quei film che necessita una seconda visione per poter esprimere un giudizio esaustivo e il più possibile obiettivo, ma se la messa in scena mi aveva garbato così come le tematiche a lei tanto care, la trama mi aveva fatto storcere il naso: troppo inconsistente a mio avviso, troppo lineare, mi sembrava piatta, priva di mordente con quei personaggi monocorde e quei cattivoni stereotipati che proprio non sopporto.

Però non se la prenda con me, insomma, mi ero informato su questo La Promessa dell’Assassino: mi sembrava una sorta di remake di History.

E invece ho dovuto ricredermi, convinto come sono di aver visionato il miglior film dell’anno e uno dei migliori noir/crime-movie di tutti i tempi.

Sia chiaro, alla luce di quanto ho visto A History of Violence sembra veramente un laboratorio, uno schizzo preparatorio per questo suo ultimo capolavoro: la violenza al centro di tutto, stesse tematiche (alcune delle quali che ricorrono in tutta la sua filmografia), come l’ossessione per il corpo, violenze di ogni genere, sesso, combattimenti e nudi “d’autore”; l’identità, vedi i personaggi del film che rivelano la loro indole tramite gli innumerevoli tatuaggi che ricoprono la loro pelle, e la trasformazione, più di un personaggio alla fine si rivela essere diverso da quello che appare (e da quello che cerca di sembrare); la famiglia e lo scontro tra il mondo della gente comune e il mondo criminale.

Addirittura stesso attore principale, uno straordinario Viggo Mortensen, glaciale e granitico, la cui giustapposizione con il personaggio folle interpretato da Vincent Cassel (finalmente in un ruolo sfaccettato e profondo) è una delle cose più riuscite del film.

Per non parlare poi dello speculare stile registico, impietoso nel filmare la violenza più nuda e cruda, senza troppi fronzoli o spettacolarizzazioni tipici di un certo cinema d’azione; al riguardo, va fatto un’applauso alla scena di combattimento nella sauna tra un Mortensen ignudo e i due sicari ceceni, mai vista tanta intensità e tanto realismo, l’istinto di sopravvivenza, che io ricordi, non è mai stato reso su schermo così perfettamente, una scena di combattimento da manuale.

Senza dubbio uno dei punti di forza che differenzia questo La Promessa dell’Assassino da History è la trama, incredibilmente sfaccettata, solida, offre innumerevoli piani di interpretazione ed è avvincente, ricca di colpi di scena e di personaggi memorabili, anche quello di Anna che a un’occhiata superficiale potrebbe sembrare “di contorno” ha un suo perché. Peraltro la mafia russa non ha mai goduto di una rappresentazione così radicale (forse non ha mai goduto di una qualsivoglia rappresentazione !!!!), un punto in più per quanto riguarda il fattore originalità.

Certo alcune cose non mi sono piaciute, in primis l’espediente della voce fuori campo della ragazza che legge le pagine del suo diario: ok, alla fine della fiera stiamo parlando di un noir, quindi la voce fuori campo è un elemento quasi essenziale, ma che ci vuoi fare, non posso farmela piacere per forza (e poi il film qui da noi è stato doppiato veramente male, la voce della tipa era veramente irritante con quel suo accento russo raffazzonato !).

In secondo luogo non mi è piaciuto un certo bacio (chi ha visto il film capirà) che mi puzza tanto di ruffiano e banale, insomma non da te, caro David.

Ma sono piccolezze che non inficiano minimamente la bellezza della tua opera, soppesate in ogni caso da una colonna sonora dal main theme molto toccante e da una fotografia scarna e desaturata, come si confà alla rappresentazione di una città uggiosa qual è Londra (memorabile la battuta del boss Semyon <<Qui non nevica d’inverno, non fa caldo d’estate….>>).

Un film davvero meraviglioso, un thriller incalzante come pochi se ne vedono di questi tempi, vorresti che quei 100 minuti non finissero mai (non parlo metaforicamente, in sala al sopraggiungere i titoli di coda la gente non si alzava, è la prima volta che ho visto una cosa simile !); non so se lei leggerà mai questa missiva, ma le faccio ugualmente i miei complimenti e voglio farle sapere che uscito dal cinema ho avuto l’irrefrenabile impulso di riscoprire alcune perle della sua filmografia e che, si, le prometto che darò una seconda possibilità a quel A History of Violence che è indubbiamente un buon film, magari vedendolo sotto una nuova luce.

P.S.

Faccia lavorare più spesso l’interprete del boss Seymon, Armin Mueller-Stahl, è davvero un attore straordinario.

 

VOTO ****

 

 

di Alessandro “Bata” Di Romolo

Recensione: La Promessa dell’Assassinoultima modifica: 2007-12-20T16:55:00+01:00da alexdiro
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